La storia

Il 14 ottobre 1613 i frati Minori osservanti del convento di S. Maria di Gesù di Castroreale ottennero dalla stessa città la concessione di 60 palmi di terra nella contrada del Finocchito, ricadente nel casale di Barcellona.L'antico campanile in una foto della prima metà del Novecento

I religiosi si adoperarono così per la costruzione di un’abitazione, da adibire a ricovero e deposito durante i periodi di questua, e di una chiesetta intitolata a sant’Antonio di Padova per i bisogni spirituali della crescente popolazione locale. Nel 1622 la piccola dimora fu eretta canonicamente in convento, mentre qualche anno dopo, verosimilmente nel 1630, si diede principio alla costruzione di una nuova chiesa, grande e bella, proporzionata alla frequenza dè populi che giornalmente corrono alla devozione di questo glorioso Santo per li miracoli e gratie che continuamente ricevono.

Nel 1650 la chiesa, alla cui edificazione lavorarono direttamente i frati come mastri fabriceri, era ancora in allestimento. A cavallo fra i secoli XVII e XVIII il primitivo conventino fu ingrandito, con la costruzione del chiostro a pianta quadrata e di nuovi dormitori, ad opera di fra Francesco da Barcellona, mentre la chiesa venne decorata con dipinti e stucchi.

Nel 1866, a causa delle leggi di soppressione delle corporazioni religiose, i frati furono allontanati forzatamente e il convento, incamerato dal Demanio dello Stato e ceduto al Comune di Barcellona, venne adibito, dapprima ad asilo infantile, poi a quartiere delle truppe regie e a ricovero degli indigenti. Durante l’occupazione militare, dal 1888 al 1891, la chiesa fu sconsacrata e trasformata in scuderia per cavalli, per poi essere riaperta al culto e affidata all’officiatura del clero secolare. Dal 1893, infine, il convento venne affittato dal comune all’agenzia di coltivazione dei tabacchi, che fino ad allora aveva avuto sede nella vicina città di Milazzo.

Una suggestiva veduta del chiostro in uno scatto del fotografo Quartarone del  1968Nel 1920 i frati, richiamati a Barcellona dall’arciprete mons. Nunziato Bonsignore a causa della penuria di sacerdoti in città, fecero ritorno alla loro chiesa di S. Antonino, costretti a vivere in spazi angusti, ricavati fra il vestibolo e il coro della chiesa, poiché l’intero convento era ancora occupato dalla manifattura dei tabacchi. Negli anni successivi, con molti sacrifici, riuscirono a recuperare poco alla volta l’intero immobile che venne loro ceduto formalmente nel 1936, con la clausola che essi avrebbero potuto prenderne possesso solo dopo il trasferimento dell’agenzia nei nuovi locali del centro città. Di fatto ciò avvenne il 1° ottobre 1950. Riacquistata, nel 1956, la proprietà del pozzo nel chiostro e della chiusa di Sant’Antonino (parte della ex selva del convento), finalmente, a distanza di 90 anni dalla promulgazione delle leggi di soppressione, il convento tornava a respirare a pieni polmoni l’aria dellaMatrimonio, 12 luglio 1957 libertà. I problemi più urgenti cui i frati dovettero far fronte riguardavano il recupero delle fabbriche: il convento versava in uno stato miserando, sia a causa dell’uso improprio e della mancata e necessaria manutenzione, sia a motivo delle ferite inferte dalla Seconda Guerra mondiale. Poco alla volta fu restaurato insieme alla chiesa e, dalla fine degli anni Ottanta, per oltre un decennio, venne adibito prima a casa di postulato e poi dei professi temporanei.

Il 24 maggio 1986, in occasione del 755° anniversario della morte di sant’Antonio di Padova, dato il grande concorso di popolo e la profonda devozione verso il Santo Taumaturgo, la chiesa conventuale di S. Antonino è stata elevata a Santuario diocesano da sua Ecc. mons. Ignazio Cannavò, Arcivescovo di Messina, nella speranza che la chiesa e il convento di S. Antonino continuino ad essere per tutta la cittadinanza di Barcellona e dei luoghi viciniori centro di fede e di vita religiosa.